Il mio modo di lavorare
Iniziare un percorso psicologico può significare concedersi uno spazio per fermarsi, dare forma a ciò che si sta vivendo e guardare con maggiore chiarezza alcuni aspetti di sé, della propria storia o delle proprie relazioni.
Uno spazio da costruire insieme
Nel mio lavoro considero importante che questo spazio non sia costruito “su” una persona, ma insieme. Chi arriva porta con sé un sapere prezioso e insostituibile: la conoscenza della propria esperienza, dei propri significati, dei propri bisogni e delle proprie priorità. Io metto a disposizione le mie competenze, gli strumenti psicologici ed un ascolto attento, per orientare il percorso e costruire una direzione condivisa.
Per me la relazione è una parte centrale del lavoro psicologico. Prima ancora di qualsiasi tecnica, c’è l'incontro tra due persone; la possibilità di sentirsi ascoltati senza essere giudicati. Non penso alla psicologa come a una figura distante o perfetta, ma come a una professionista presente, umana e responsabile, capace di stare nella relazione con umanità e con confini chiari. È all’interno di una relazione fondata sulla fiducia che può diventare possibile osservare anche gli aspetti più delicati di sé senza sentirsi ridotti ad un problema o ad un’etichetta.
Mi interessa anche non guardare la persona soltanto attraverso ciò che fa fatica. Nei momenti difficili lo sguardo su di sé può restringersi: si vedono soprattutto errori, limiti e ciò che si ripete. Il lavoro psicologico può aiutare ad ampliare questo sguardo, riconoscendo anche le risorse che esistono già, magari poco visibili o rimaste in secondo piano. La sofferenza viene così compresa dentro una storia più ampia, in cui esistono anche parti vive e possibilità.
Recuperare margini di scelta
Ogni percorso ha bisogno di una forma propria: non tutte le persone arrivano con lo stesso bagaglio. Per questo il percorso si costruisce passo dopo passo, osservando insieme che cosa emerge e quale direzione ha senso prendere. A volte può essere utile soffermarsi su modi ricorrenti di leggere le situazioni, di reagire nelle relazioni o di proteggersi dalla fatica. Modalità che possono avere avuto una funzione importante, ma che in alcuni momenti rischiano di diventare strette.
Quando parlo di flessibilità, la intendo soprattutto in questo senso: la possibilità di non restare bloccati in un unico modo di interpretare sé stessi, gli altri o ciò che accade. Sviluppare maggiore flessibilità non significa cambiare personalità o adattarsi a qualunque cosa, ma recuperare margini di scelta. Significa poter osservare le proprie risposte automatiche e, quando possibile, trovare modi più consapevoli di stare nelle esperienze.
Il senso del nostro lavoro
Un percorso di sostegno psicologico può essere utile quando qualcosa, nella propria vita o nel proprio modo di stare nelle esperienze, chiede di essere guardato con più attenzione. Può accadere nei momenti di cambiamento, nelle relazioni, nelle scelte importanti o nelle fasi in cui ci si sente fermi, confusi o lontani da sé. In questo spazio diventa possibile dare forma a ciò che si vive, riconoscere le proprie risorse e ritrovare, poco alla volta, una direzione più chiara.
Il mio intento è offrire uno spazio in cui la persona possa sentirsi accolta e presa sul serio, senza essere forzata a diventare altro da sé. Uno spazio in cui comprendere meglio ciò che accade, dare voce a ciò che chiede attenzione e ritrovare, poco alla volta, un modo più consapevole e flessibile di stare nella propria esperienza. A volte si arriva a fine giornata con la sensazione di aver fatto molte cose, ma di esserci stati poco. La mente corre avanti, torna indietro, anticipa problemi, ripassa conversazioni, cerca soluzioni. Il corpo, intanto, può restare in tensione, in allerta, oppure quasi scollegato da ciò che accade.